Il toccante progetto fotografico di Isa Leshko mostra gli animali nei rifugi alle prese con la vecchiaia. Così simile alla nostra, ma per gli animali d’allevamento solo un miracolo.

Pubblicato su FunnyVegan n. 39

Esiste uno scatto poco noto di Marilyn Monroe realizzato da Richard Avedon. Dopo aver passato un pomeriggio intero a fotografare la stella del cinema, il celebre fotografo la colse che sedeva in un angolo del suo studio, lo sguardo assente e perso nel vuoto. “È una delle mie foto preferite perché mette in discussione tutto ciò che pensavamo di sapere su Marilyn” racconta la fotografa statunitense Isa Leshko. In modo simile, col progetto fotografico Allowed to Grow Old, una serie di immagini che ritraggono animali anziani che hanno avuto la fortuna d’invecchiare in un santuario, Leshko sta riuscendo a mettere in discussione tutto ciò
che pensavamo di sapere su quegli animali considerati “bestiame”.

L'autrice Lisa Leshko - ©Ron Cowie

L’autrice Lisa Leshko – ©Ron Cowie

Il progetto nasce dalla sua esperienza personale: mentre si prendeva cura di sua madre malata
di Alzheimer si rese conto di quanto l’idea d’invecchiare e morire la terrificasse. Un po’ per caso iniziò a fotografare animali molto anziani ospitati in santuari statunitensi, un modo catartico per superare le sue paure. Ma fin dalle prime mostre l’artista si rese conto che quegli
scatti avevano un effetto potente sui visitatori: “Molte persone si avvicinavano emozionate, a volte in lacrime, per dirmi che negli occhi di quegli animali avevano visto una persona cara venuta a mancare recentemente. La morte che incombeva su di loro riusciva a connetterci con quella di noi esseri umani” ricorda Leshko. Ciò si deve anche al suo approccio, con il quale è riuscita a trasmettere l’unicità di ogni animale ricorrendo al genere del foto ritratto: “Per alleviare la nostra coscienza mentre li mangiamo preferiamo immaginare galline,
pecore e maiali stupidi e tutti uguali, ma basta passarci po’ di tempo insieme per capire che ogni animale ha la propria personalità, alcuni sono timidi e riservati, altri socievoli,
altri ancora sviluppano forti amicizie”.

Un gallo di nome ed età ignota salvato da un allevamento intensivo ©Lisa Leshko

Un gallo di nome ed età ignota salvato da un allevamento intensivo ©Lisa Leshko

Prima di fotografarli l’artista ha dovuto guadagnarsi la loro fiducia, in alcuni casi ci sono voluti giorni o visite regolari affinché i soggetti si sentissero a proprio agio con la sua presenza. Gli animali ospitati nei santuari sono spesso molto diffidenti verso gli estranei, la maggior parte
proviene da allevamenti intensivi e ha vissuto sofferenze tali da piegare qualsiasi essere umano. “Ma il fatto di essere arrivati a un’età avanzata li rende dei sopravvissuti.
La quasi totalità dei loro simili è morta quando aveva sei mesi o poco più” dice Leshko. Per rendere ancora più forte il suo messaggio, in Allowed to Grow Old sono stati inseriti anche ritratti di anziani animali da compagnia. Un modo per riflettere sul sistema di pensiero che da un lato garantisce a cani e gatti d’invecchiare con tutte le nostre cure e attenzioni, e dall’altro condanna tutti gli altri animali d’allevamento a morire in tenera età. Ma le sue foto mettono in evidenza quanto sia difficile trovare una differenza tra un cane o un maiale che si avvicinano serenamente a una morte naturale.

© Leshko

© Lisa Leshko

Avendo a che fare con la vecchiaia, la malattia e la fine di un’esistenza, Leshko ha provato a trattare i suoi soggetti col massimo rispetto possibile, e ricorda un caso in particolare: “Buddy era un cavallo di ventotto anni, venne affidato a un santuario quando perse la vista e i suoi
custodi non erano più in grado di prendersene cura. Al fine di curare un’irite cronica lo staff del santuario decise di asportarne gli occhi. Vederlo era disturbante e la sua presenza mi metteva a disagio”. Col tempo però la fotografa riuscì ad andare oltre il suo aspetto esteriore e a scoprire quanto Buddy fosse un cavallo ancora pieno di vita. Anche per questo ha evitato di usare foto scioccanti focalizzate sul suo problema: “Per il progetto ho scelto una foto di Buddy con lo sguardo sereno, la testa rivolta verso il sole. Uno scatto che lo mostra per quello che è: un sopravvissuto che ama la vita, che non va commiserato”.
Dopo nove anni di lavoro e numerose mostre, questo lungo progetto catartico ha avuto un effetto profondo sulla sua autrice: Isa Leshko ammette che incontrare così tanti animali d’allevamento salvati e conoscere le loro storie l’ha fatta diventare un’appassionata sostenitrice dei loro diritti. E per quanto riguarda la paura d’invecchiare? “Non ho smesso di preoccuparmi per il mio declino fisico e mentale, tuttavia ho imparato da questi animali che invecchiare
non è una maledizione, ma un lusso. Spero di affrontare ciò che il futuro mi riserva con la stessa grazia e stoicismo”.

Abe, una capra di 21 anni. ©Lisa Leshko

Abe, una capra di 21 anni. ©Lisa Leshko

Allowed to Grow Old è diventato ora anche un prezioso libro fotografico pubblicato da University of Chicago Press.

Allowed to Grow Old è diventato ora anche un prezioso libro fotografico pubblicato da University of Chicago Press.

E in Italia?
Come offrire una vecchiaia dignitosa a un animale in un rifugio? Gli operatori dei santuari hanno dovuto impararlo con l’esperienza: “Anche i veterinari più esperti in animali d’allevamento non sapevano trattare patologie dell’età adulta, visto che erano abituati a lavorare con esemplari macellati in giovane età” spiega Sara D’Angelo, responsabile della onlus Vitadacani e referente della Rete dei Santuari di Animali Liberi, che aggiunge: “Gli ospiti dei santuari sviluppano con l’avanzare dell’età soprattutto patologie causate dalla selezione
dell’essere umano, problemi cardiaci ma soprattutto articolari e ossei che rendono faticoso o impossibile muoversi. Ma visto che un animale d’allevamento non nasce per invecchiare, nessuno si preoccupa delle conseguenze in età adulta”. Con gli anni i gestori dei santuari, osservando l’insorgere di malattie e disturbi, sono riusciti a costruire una casistica e hanno imparato, insieme a veterinari illuminati, a curarli e a mettere in atto protocolli prima impensabili. Oggi un santuario è in grado di assistere al meglio gli individui che non
riescono più a soddisfare i loro bisogni in autonomia.

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