Bagni spaziali

Piccoli passi per l’uomo, grandi per l’umanità. Ma in tutto questo, dov’è il bagno? Semplice, non c’era.

Il 5 maggio 1961 l’astronauta Alan Shepard era chiuso nella sua capsula Freedom 7, pronto a diventare la seconda persona e il primo americano ad andare sullo spazio. Doveva trattarsi di un volo di soli 15 minuti, ma un ritardo di 5 ore fece sì che subentrò un problema a cui nessuno aveva pensato:  “Devo fare la pipì”, disse a un certo punto Shepard. Dovette farsela addosso.

Poteva andare peggio a Gordon Cooper, a bordo con la spedizione Project Mercury del 1963. Alla fine della sua missione di 34 ore i sistemi di navigazione  improvvisamente andarono in tilt, uno dopo l’altro. Dovette ricorrere al controllo manuale e pilotare la navetta in un pericoloso rientro in atmosfera.  Un’indagine sull’incidente scoprì che la pipì contenuta all’interno di una borsa usata per i bisogni non era ermetica e le goccioline fuoriuscite entrarono in contatto con il sistema elettronico, mandando fuori uso il pilota automatico.

Nel frattempo, ne è passata di pipì sotto i ponti. Le navicelle spaziali continuano a essere la quintessenza della tecnologia terrestre, ma è anche vero che la vita a bordo è necessariamente basata sull’uso parsimonioso delle risorse a disposizione e sulla riduzione degli scarti. Anche corporei. Quando si trovava a bordo della Stazione Spaziale Internazionale Samanta Cristoforetti ha realizzato un video che spiega come circa l’80% della pipì degli astronauti viene filtrata e depurata da un macchinario che la trasforma in nuova acqua potabile. L’astronauta Donald Pettit ha detto che è un po’ come “bere oggi il caffè di ieri”.

Gli esperti sostengono che in molte aree del pianeta le risorse idriche stanno diventando sempre più scarse e iniziare a bere acqua “riciclata” potrebbe essere una soluzione intelligente. Singapore è un pioniere di questa tecnologia: attualmente il 30% dell’acqua che vi si consuma è ottenuta in questo modo. In passato la città-stato asiatica era costretta a importarla dalla Malesia, ma dipendere da un altro Paese per una risorsa così fondamentale era considerato un rischio troppo grande. Infatti riciclare acqua non garantisce solo grandi vantaggi ecologici, ma è anche un modo intelligente per scongiurare guerre per le risorse idriche, che su un pianeta sempre più a secco potrebbero purtroppo diventare molto frequenti.

“Bere oggi il caffè di ieri” in futuro potrebbe non scandalizzarci più, ma al contrario potrebbe farci esclamare “perché non ci abbiamo mai pensato prima?”