Cosa rimane nel 2020 della sottocultura punk che rifiutava alcol, fumo, droghe e sesso occasionale? L’abbiamo chiesto ai diretti interessati.

Pubblicato su VICE il 10 gennaio 2020.

Quando negli anni Ottanta alcol ed eroina iniziarono a portarsi via un sacco di punk, molti giovani della scena americana si stufarono del disimpegno e del nichilismo da ’77. Erano gli anni di Reagan e del conservatorismo più becero al potere, e c’era bisogno di essere uniti, lucidi e forti per rovesciare lo status quo.

In quel contesto, e tra questi nuovi punk, droghe e alcol cominciarono a essere visti come strumenti di controllo e oppressione, e il sesso occasionale associato a un meccanismo che spingeva a trattare le persone come oggetti e impediva la formazione di legami forti.

Fu la nascita di una sottocultura caratterizzata da una nuova etica più sobria e costruttiva, basata su zero alcol, zero fumo, niente droghe e niente sesso occasionale. La diffusione dello straight edge, questo il suo nome, fu traghettata dallo stile di vita dei Minor Threat, descritto nelle canzoni “Straight edge” del 1981 (I’m a person just like you / But I’ve got better things to do / Than sit around and fuck my head / Hang out with the living dead”) e “Out Of Step” del 1983 (“I don’t smoke / I don’t drink / I don’t fuck / At least I can fucking think”).

Negli anni successivi, pur non diventando mai un vero e proprio movimento con tanto di manifesto, band come Youth of Today e Gorilla Biscuits contribuirono a codificare questa nuova corrente—che in alcune scene, come quella di Boston, con SSD e Slapshot come nomi di punta, prese derive più aggressive (capitava che la gente che beveva birra ai loro concerti venisse picchiata, per dirne una).

In Italia lo straight edge iniziò ad affermarsi all’inizio degli anni Novanta, anche se intorno alla metà del 2000 perse vigore e iniziarono le defezioni, senza un ricambio generazionale. Eppure c’è chi continua a seguirne i dettami con entusiasmo, spesso inglobando in questo stile di vita una dieta vegana.

Com’è allora essere straight edge nel 2020? E cosa può trasmettere questo stile di vita a chi non potrebbe essere meno interessato all’esistenza in completa sobrietà? Ho raccolto un paio di testimonianze di chi sta alla larga da alcol e droghe dai tempi d’oro, e di chi ci è arrivato dopo ma non tornerebbe più indietro.

Federica Pagani, 43 anni, Forlì
Insegnante di scuola primaria, straight edge da 16 anni

“Non ho mai fumato, se non qualche sigaretta e della cannabis per pura curiosità adolescenziale. La stessa curiosità a sedici anni mi portò a bere parecchio. Nella mia cerchia di amici eravamo appassionati di musica, ci scambiavamo un sacco di cassette e quando mi capitarono tra le mani i Minor Threat mi si aprì un mondo.

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