Pubblicato Sulla Stampa il 14 ottobre 2019

A Seattle è passata una legge che permette di compostare un corpo dopo la morte. Le persone interessate sono già migliaia.

 Nello stato di Washington dal maggio 2020 sarà possibile ricorrere a quella che viene definita riduzione organica naturale. Tradotto, trasformare un cadavere in compost. Il governatore dello stato Jay Inslee ha infatti firmato il 21 maggio scorso una legge che autorizza strutture certificate a offrire questa opzione funeraria.

Malgrado nessuno ami pensare troppo alla propria dipartita e a ciò che succederà al nostro corpo dopo la morte, bisogna ammettere che le soluzioni a disposizione in Occidente sono solo due, e poco ecologiche. La più diffusa, la sepoltura, è responsabile a livello globale dell’utilizzo di quasi 80.000 metri cubi di legno, 1.6 milioni di tonnellate di cemento, quasi 2 milioni di litri di liquido imbalsamante e 90.000 tonnellate di acciaio. Inoltre, questa soluzione presenta un altro problema non da poco: non c’è più spazio. Molte città europee faticano a stare al passo con la cronica necessità di ampliare i propri cimiteri, nel Regno Unito si prevede che entro il 2030 quasi la metà dei cimiteri potrebbe non avere più spazio disponibile. Addirittura, a Hong Kong il prezzo di un immobile può essere inferiore a quello di una nicchia per conservare un’urna con le ceneri, costo che può arrivare a 180.000 sterline.

L’alternativa alla sepoltura è la cremazione, ossia bruciare un corpo e successivamente frantumare le ossa rimaste fino ad averne una polvere fine. In media questo processo richiede 127 litri di combustibile e rilascia 250 chili di anidride carbonica nell’atmosfera.

Jamie Pederson è il senatore dello stato di Washington che ha presentato inizialmente la proposta di legge. Consapevole che compostare un cadavere apparirà a molti una pratica oltraggiosa, Pederson è tuttavia convinto che questa norma andrà incontro ai desideri di tanti cittadini: “le opzioni funerarie attualmente a disposizione non sono soddisfacenti per tutti, non solo per via dei costi e dell’impatto ambientale, ma anche da un punto di vista psicologico. L’idea di tornare alla terra dopo la morte, di alimentarla piuttosto che contribuire a estrarne le risorse, è per molti affascinante e piena di bellezza, ed era ora che si offrisse loro la libertà di sceglierla”.

 

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